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Cammino Neocatecumenale

CARMEN HERNANDEZ diari 1979 – 1981

Maria del Carmen Hernàndez Barrerà nasce a Olvega, Navarra (Spagna), il 24 novembre 1930. Figlia di Antonio Hernàndez Villar e di dementa Barrerà Isla, quinta di 9 figli. Per desiderio del padre, inizia gli studi in chimica all’Università di Madrid e, dopo la laurea, lavora per un breve periodo nell’industria di famiglia. Nel 1951 entra nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesus per rispondere alla sua vocazione missionaria. Negli anni 1957-59 studia teologia a Valencia. Più tardi entrerà in contatto col rinnovamento del Concilio Vaticano II attraverso il liturgista padre Pedro Farnés. Dopo quasi due anni vissuti in Israele, conoscendo dal vivo la tradizione del popolo di Dio e dei luoghi santi, nel 1964 si reca tra i baraccati di Palomeras Altas (Madrid) in attesa di costituire un gruppo missionario. Qui conosce Kiko e comincia a lavorare con lui. Insieme daranno vita a una nuova forma di predicazione che porterà alla nascita di una piccola comunità cristiana: la prima Comunità Neocatecumenale. Il temperamento artistico di Kiko, la sua esperienza esistenziale; lo slancio di evangelizzazione di Carmen, la sua attenzione al rinnovamento liturgico del Concilio, centrato sul Mistero pasquale; l’ambiente dei poveri costituiscono quel “laboratorio”, che dà luogo a una sintesi kerigmatico-teologico-catechetica, colonna vertebrale di tutto il processo di iniziazione cristiana, che è il Cammino Neocatecumenale. Il 16 maggio 2015 riceve, insieme a Kiko Arguello, il dottorato in teologia honoris causa dalla Catholic University of America di Washington (USA). Muore a Madrid, il 19 luglio 2016.

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neocatecumenale

COMUNIONE SOTTO LE DUE SPECIE, L’EUCARESTIA NELLA STORIA DELLA CHIESA

È importante che la comunione nella mano manifesti l’amore per la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Per questo è necessario sottolineare la nobiltà dei gesti dei fedeli, proprio come dicevano i Padri della Chiesa ai neobattezzati alla fine del IV sec. I fedeli avevano la regola di tendere entrambe le mani: “fai con la mano sinistra un trono per la destra, perché questa deve ricevere il Re”. (VªCatechesi Mistagogica n.21, PG 33, 1125; San Giovanni Crisostomo, Hom 47, PG 63, 898, ecc.). Nei primi secoli della Chiesa, di norma, il Corpo di Cristo veniva sempre ricevuto nelle mani e solo nel IX sec. il Rito iniziò a cambiare e a ricevere la comunione in bocca [e questo esclusivamente nella Chiesa di Occidente] ma solo in alcuni luoghi e non ovunque, nemmeno a Roma, che sarà l’ultima Chiesa ad accettare la comunione in bocca.
Poi, nel IX sec. alcuni Concili regionali stabilirono che i fedeli non potessero ricevere la comunione con le mani: come quello di Parigi (829), Córdoba (839), Rouen (878).
A Roma la nuova modalità della comunione in bocca fu introdotta successivamente nelle altre Diocesi solo intorno al X sec. (Ordo Romanus X, dall’anno 915).
In conclusione, ricevere con le mani il Corpo del Signore è una modalità totalmente degna e legittima, perché nove secoli di storia della Chiesa, con questa prassi liturgica, ne manifestano la validità. In effetti, la bocca non è più santa della mano, perché tutto il corpo è ugualmente responsabile delle sue azioni. Oggi la Chiesa, praticamente quasi ovunque nel mondo, permette di ricevere la comunione nelle mani.

L’Eucaristia ricevuta sotto entrambe le specie [del corpo e sangue di Cristo] da tutta l’Assemblea e non solo dal Presbitero celebrante, fu una prassi liturgica che si mantenne in tutte le Chiese, occidentali e orientali, fino all’anno 1250, per dodici secoli ininterrotti.
Che il Presidente e tutta l’Assemblea comunicassero il Corpo e il Sangue di Cristo [dal calice], era prassi continua in tutte le Chiese, fin dalla prima Eucaristia del mondo celebrata nel Cenacolo dove Cristo dice: “Bevete tutti, questo è il mio sangue..” e ininterrottamente, per più di XII sec. fino al 1250.
Questa disposizione di comunione sotto le due specie, si può osservare nel Messale Romano di varie nazioni dell’epoca: come Italia, Spagna, Francia, Germania, ecc.
Solo a partire dal 1300 si comincia a fare la comunione solo al pane.
È importante notare che guardando alla storia della Liturgia della Chiesa, sono più i secoli in cui l’intera Assemblea comunica il Corpo e il Sangue di Cristo di quelli in cui si fa la comunione con la sola specie del pane eucaristico.
Il Concilio Vaticano II° ha riaperto la possibilità della comunione con entrambe le specie guardando alla volontà di Cristo [e in obbedienza a Lui], il quale, istituendo l’Eucaristia, porse il calice ai suoi discepoli dicendo che “tutti” dovevano riceverlo, perché la Nuova Alleanza è destinata a tutti: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’Alleanza.”

P.Maurizio Martini.

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Cammino Neocatecumenale

Sono in te tutte le mie fonti, a cura di Francesco Giosuè Voltaggio.

La serva di Dio Carmen Hernández
in Terra Santa 1963-64

Il pellegrinaggio in Terra Santa è per chiunque il viaggio di una vita. In questo libro si ricostruisce lo storico e poetico pellegrinaggio del ‘63-‘64 inTerra Santa della serva di Dio Carmen Hernández Barrera, co-iniziatrice con Kiko Argüello del Cammino Neocatecumenale, nelle stesse sue parole, note, racconti, aneddoti e foto. La Chiesa è nata a Gerusalemme: “Sarete miei testimoni, cominciando da Gerusalemme, e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8) e ogni rinnovamento non può che venire per essa da un ritorno alle fonti, comprese quelle di Gerusalemme e dellaTerra Santa, perché “sono in essa tutte le nostre fonti” (Sal 87,7). Una poesia di Tagore cara a Carmen recita: “Sono rotti i miei legami, pagati i miei debiti, le mie porte spalancate: me ne vado da ogni parte”. Così, cominciando da Gerusalemme e dallaTerra Santa, Carmen divenne una testimone della fede “fino ai confini della terra”. Il lettore troverà qui la sua avvincente esperienza di pellegrinaggio dal Libano alla Siria, attraversando deserti esteriori e interiori, fino alla Terra Santa, al lago di Galilea, alla consolazione di Gerusalemme: “In Gerusalemme sarete consolati” (Is 66,13). Così, il pellegrinaggio di Carmen diviene un aiuto per ogni pellegrino nel suo cammino di fede verso la Gerusalemme Celeste.

Francesco Giosuè Voltaggio, presbitero della Diocesi di Roma e ora fidei donum al Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, vive da vent’anni in Terra Santa, dove è rettore del Seminario Redemptoris Mater di Galilea, sul monte delle Beatitudini. È professore di Sacra Scrittura presso lo Studium Theologicum Galilaeae e autore di numerose pubblicazioni. Ha avuto la grazia di avere Carmen come madrina di Battesimo e di conoscerla fin dall’infanzia.

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Cammino Neocatecumenale

Istituzione e Carisma insieme per il futuro della Chiesa.

Ciò che Ratzinger aveva intravisto con estrema lucidità, si è puntualmente verificato. E sarebbe oltremodo miope, di fronte ad una crisi di fede che ha raggiunto ormai proporzioni drammatiche in Europa e non solo, non rendersi conto di come oggi più che mai i carismi ecclesiali rivestono un ruolo decisivo per la sopravvivenza stessa della chiesa. Che sarà sempre più una chiesa messa ai margini ma proprio per questo destinata a ripartire, come diceva Ratzinger, “da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza”, ovvero da un “resto” che avrà la missione di essere di nuovo “lumen gentium” in un mondo che vive etsi Deus non daretur. Come ha intuito Rod Dreher rilanciando la cosiddetta “Opzione Benedetto” – non a caso negli Usa al centro del dibattito – in un mondo che si è allontanato da Dio e dove anzi sta avanzando un’antropologia radicalmente anti-cristiana, non vi è altra strada che tornare all’essenziale, cioè riscoprire e vivere in pienezza una la fede autentica, da attuarsi secondo forme di vita comunitaria. D’altra parte, che la riscoperta della fede sia (o dovrebbe essere) “la” questione per eccellenza, è oltremodo comprovato dalla troppo spesso dimenticata domanda di Gesù: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” Non una società più giusta, un mondo pacificato e solidale, l’umanità finalmente emancipata dalla sofferenza e dal dolore, un eco-sistema più salubre, ecc. Ma, appunto, la fede. E da qui che bisogna ripartire.

Tornerà il resto, il resto di Giacobbe,

al Dio forte. Poichè anche se il tuo popolo,

o Israele, fosse come la sabbia

del mare, solo un resto ritornerà

(Isaia 10, 21-22a)

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LA VITA DI GESU NELLA SANTA FAMIGLIA DI NAZARETH, TESTI DI FRANCESCO VOLTAGGIO

Frutto di un ciclo di catechesi trasmesse su Radio Maria, questo terzo volume vuole sondare i primi eventi che seguirono la nascita di Gesù, cioè la sua infanzia e crescita in seno alla Santa Famiglia di Nazaret, le vicissitudini vissute da quest’ultima a Betlemme, in Egitto e fino al suo definitivo stabilirsi a Nazaret, nonché il ministero di Giovanni il Battista. L’intento è quello di aiutare il lettore a gustare, per ognuno di questi temi, i testi biblici e i luoghi geografici, l’ambiente e le tradizioni, in altre parole tutto quanto costituisce l’humus vitale in cui è fiorita la nostra salvezza. Si approfondiscono pertanto le testimonianze letterarie e archeologiche, attingendo alle «sorgenti» della nostra fede. La nostra salvezza, infatti, è storica. Ciò che contraddistingue il cristianesimo da tutte le altre religioni è che, per esso, Dio è entrato nel tempo e nello spazio: pur essendo sempre oltre di essi, egli si è fatto uomo, «terra», «humus» per l’appunto.
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Cammino Neocatecumenale

Papa Francesco invia 430 nuove famiglie missionarie neocatecumenali.

Oggi, 27 giugno 2022, a conclusione del X Incontro Mondiale delle Famiglie, il Santo Padre, Papa Francesco, accolto gioiosamente nell’Aula Paolo VI, con un canto alla Vergine Maria, ha inviato in missione 430 Famiglie del Cammino Neocatecumenale, con i loro figli, nei luoghi più scristianizzati del mondo per rendere presente con la loro testimonianza di vita l’amore di Dio per i più lontani.

Insieme a queste Famiglie, c’era l’Equipe Internazionale Responsabile del Cammino, Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e la Sig.ra Ascensión Romero, le équipes dei Catechisti Itineranti che portano avanti l’attuazione del Cammino in 134 Paesi del Mondo e alcune migliaia di fratelli delle comunità neocatecumenali di Roma e del Lazio, con molti presbiteri e seminaristi. All’incontro hanno partecipato anche i seminaristi del Redemptoris Mater di Macao, Seminario voluto da Papa Francesco per l’evangelizzazione dell’Asia, che fra pochi giorni partiranno per la Cina.

Kiko, prima di introdurre le Famiglie, ha ringraziato il Santo Padre per avere accettato di inviarle in missione: è la 19a volta che i Papi fanno questo invio di Famiglie del Cammino ai 5 Continenti; ha ringraziato anche il Card. Kevin Farrel, Prefetto del Dicastero Laici, Famiglia e Vita, che ha voluto essere presente con lo staff del suo Dicastero, e vari Vescovi che hanno voluto accompagnare questo evento.

Kiko ha concluso il suo breve intervento ricordando che il Cammino Neocatecumenale è un frutto del Concilio Vaticano II, como ha riconosciuto sin dai suoi inizi il Papa San Paolo VI. Questo itinerario di iniziazione cristiana porta gli uomini a una fede adulta, attraverso la riscoperta delle ricchezze del nostro battesimo. E ricordando con gratitudine le parole di Papa Francesco nell’ultimo incontro avuto a Tor Vergata il 4 maggio 2018, in occasione del 50º anniversario del Cammino: “Siete un dono dello Spirito Santo per la Chiesa”, Kiko ha concluso dicendo: “E’ certamente meraviglioso che il Signore abbia suscitato famiglie intere, con i propri figli, per emigrare e trapiantarsi nelle zone più secolarizzate e più povere a portare l’annuncio di Gesù Cristo, con la propria testimonianza di vita”.

Ha poi presentato brevemente al Santo Padre le Famiglie in missione in vari paesi dell’Europa, iniziando da quelle che operano in Ucraina ed in Russia, ma anche in Lettonia, Lituania, Estonia, Romania, Bulgaria, Ungheria, Albania ed in altri 14 Paesi dell’Europa; quelle che operano in Asia: Kazakistan, Mongolia, Giappone, Corea del Sud, Taiwan, Cambogia, Laos; in America: Canada, Stati Uniti, Messico, Portorico, Giamaica, Cile, Ecuador (Amazonia), Argentina; in Africa: Egitto, Tunisia, Etiopia, Sudan, Kenia, Camerun, Uganda, Gabon, Guinea Equatoriale, Capo Verde e Sud Africa. Concludendo con le famiglie che lavorano in Australia e in Oceania.

Dopo le presentazioni c’è stato il canto del Vangelo dell’invio degli Apostoli da parte di Gesù, Mt 28, 16-20, ed il Santo Padre ha rivolto a tutti il suo saluto e la sua parola di accompagnamento, una parola che sosterrà queste Famiglie in tutte le fatiche e le gioie, proprie della missione.

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Cammino Neocatecumenale

Charles de Foucauld e Kiko Arguello.

Il 15 maggio 2022 Charles de Foucauld, conosciuto come Fratel Carlo di Gesù, già proclamato Beato da Papa Benedetto XVI il 13 novembre 2005, concluderà il suo percorso verso gli altari e sarà proclamato santo, essendo stato riconosciuto dalla Santa Sede, ed approvato da Papa Francesco, un nuovo miracolo attribuito alla sua intercessione.

In questa breve nota vorremmo cogliere il profondo legame che, pur nella specificità di ogni dono carismatico di Dio, intercorre tra questo “fratello universale”, come è stato chiamato Charles de Foucauld – dalla cui spiritualità ben 19 famiglie di laici, sacerdoti, religiosi e religiose sono scaturite –, e Kiko Argüello, iniziatore, insieme a Carmen Hernández, del Cammino Neocatecumenale.

Questi legami sono vari e profondi, e vanno dal momento della loro conversione, all’intuizione della vita nascosta in mezzo ai poveri, al modo di stare come “poveri tra i poveri”, sino al “sogno” di una cappella per l’adorazione sul Monte delle Beatitudini… Ne tratteggiamo qui brevemente i momenti più significativi.

Il primo è il grido, la supplica a Dio nel momento della crisi esistenziale, della ricerca di Dio: “Mio Dio, se esisti, fa’ che Ti conosca”, è l’invocazione famosa di Charles de Foucauld; “Se esisti, vieni, aiutami, perché davanti a me ho la morte” [1], è la preghiera di Kiko, che racconta: “Mi domandavo: Chi sono io? Perché esiste l’ingiustizia nel mondo? Perché le guerre?… Mi allontanai dalla Chiesa fino ad abbandonarla totalmente. Ero entrato in una crisi profonda cercando il senso della mia vita… Ero morto interiormente e sapevo che sicuramente la mia fine sarebbe stata il suicidio, prima o poi” [2]. Attraverso il filosofo dell’intuizione, Henry Bergson, riceve una “prima scintilla” dell’esistenza di Dio, entra nella sua stanza e si mette a gridare a questo Dio che non conosce. “Gli gridavo: ‘Aiutami! Non so chi sei!’. Ed in quel momento Il Signore ebbe pietà di me, perché ebbi un’esperienza profonda di incontro col Signore che mi spaventò. Ricordo che piangevo amaramente, mi cadevano le lacrime, lacrime a fiumi…”. È la certezza dell’esistenza di Dio.

Kiko Argüello

Questo incontro, provvidenziale per Kiko e per il Cammino, avviene per i sentieri che Dio conosce: un teologo domenicano, il Padre Aguilar, aveva ricevuto una sovvenzione dalla Fondazione Juan March per cercare punti di contatto fra l’arte protestante e l’arte cattolica, in vista del Concilio Vaticano II, ma prima di intraprendere quel viaggio attraverso l’Europa e per prepararlo, il Padre Aguilar volle portare Kiko nel deserto de Los Monegros, a Farlete (provincia di Saragozza), dai Piccoli Fratelli di de Foucauld, che lui conosceva. E qui ebbe modo di incontrare e conoscere il Padre R. Voillaume, fondatore dei Piccoli Fratelli e di leggere la vita di Charles de Foucauld, restando affascinato soprattutto dalla scoperta della vita nascosta di Gesù e della Famiglia di Nazaret. [3]

Kiko, ascoltando un discorso di Papa San Giovanni XXIII, ebbe l’intuizione che il rinnovamento della Chiesa sarebbe avvenuto attraverso i poveri: “Convinto di questo, e del fatto che Gesù Cristo si identifica con i poveri e i miserabili della terra…, lasciai tutto e tutti”, dice Kiko, “anche la mia promettente carriera di pittore, e andai a vivere nelle baracche di Palomeras. In Charles de Foucauld trovai la formula per vivere: un’immagine di San Francesco, una Bibbia ed una chitarra… Da Foucauld avevo imparato l’immagine della vita nascosta di Cristo, stare silenziosamente ai piedi del Cristo, rifiuto dell’umanità, distrutto. Essere l’ultimo e stare lì, ai suoi piedi”. [4].

Grotte di Farlete (Zaragoza, Spagna)

Quando Kiko va nelle baracche di Palomeras Altas, ci va seguendo proprio queste orme di Charles de Foucauld nella vita occulta di Cristo, senza nessun programma di assistenza sociale: “Non sono andato lì – sottolinea ancora Kiko nel febbraio del 1972, parlando nella parrocchia dei Sacramentini di Madrid – per insegnare a quella gente a leggere e scrivere, o per fare lavoro sociale, o anche per predicare il Vangelo. Sono andato lì per essere al fianco di Gesù Cristo. Charles De Foucauld mi aveva dato la formula per vivere tra i poveri come un povero, in silenzio. Quest’uomo sapeva vivere una presenza silenziosa di testimonianza tra i poveri. Aveva come ideale la vita nascosta che Gesù ha vissuto per trent’anni a Nazareth, senza dire nulla, in mezzo agli uomini. Questa era la spiritualità di Charles De Foucauld: vivere in silenzio tra i poveri. De Foucauld mi ha dato la formula per realizzare il mio ideale monastico: vivere come un povero tra i poveri, condividendo la sua casa, il suo lavoro e la sua vita, senza chiedere niente a nessuno e senza fare niente di speciale. Non ho mai pensato di fondare una scuola o un dispensario o qualcosa del genere. Volevo solo essere in mezzo a loro, condividere la loro realtà” [5].

Esterno e interno della baracca di Kiko Argüello

Questo tratto diventerà costitutivo ed essenziale dell’annuncio del kerigma, che accompagna tutta l’evangelizzazione del Cammino: Dio ci ama e ci viene incontro per salvarci, fin nel più profondo del nostro essere peccatori, del nostro essere “ultimi”. In questa intuizione di Charles de Foucauld, che Kiko fa sua, egli trova uno dei pilastri portanti della sua esperienza di Gesù Cristo e della sua missione.

La canonizzazione di Charles de Foucauld è una buona notizia per tutta la Chiesa, ma ha anche un significato del tutto speciale per il Cammino. Varie volte Kiko ha ricordato che sono tre i Santi – e tutti tre francesi – che lo hanno portato alle baracche: Teresina di Lisieux, Elisabetta della Trinità e Charles de Foucauld. Nel messaggio che la Vergine gli darà, di “fare comunità come la Santa Famiglia di Nazaret che vivano in umiltà, semplicità e lode. L’altro è Cristo”, l’umiltà è rappresentata da San Charles de Foucauld, la semplicità da Santa Teresina de Lisieux e la lode da Santa Elisabetta della Trinità.

Charles de Foucauld

Profonda è anche l’ispirazione che troverà compimento 50 anni dopo. È Kiko stesso a raccontarla durante una convivenza di Vescovi sul Monte delle Beatitudini: “Noi abbiamo realizzato un sogno, diciamo così, un’idea grande, cioè che nel Monte delle Beatitudini ci fosse una cappella per la presenza reale e permanente della Santa Eucarestia. Noi, il Cammino Neocatecumenale, che ha come immagine la Santa Famiglia di Nazareth, abbiamo visto con sorpresa che siamo molto vicini al beato Charles de Foucauld che ha voluto, ha avuto l’intenzione, la missione della vita occulta di Nazareth… Mi ha impressionato De Foucauld per il suo intuito sulla vita occulta di Cristo, della Famiglia di Nazareth… Questa è un’altra pennellata perché noi adesso inaugureremo una cappella qui. De Foucauld aveva pensato di comprare questo posto perché sentiva da Dio che nel Monte delle Beatitudini doveva esserci una cappella con la presenza costante della Santa Eucarestia, giorno e notte…”. [6].

E le pagine scritte da Fratel Carlo nelle sue annotazioni spirituali sul significato di questa adorazione della presenza reale del Signore nel tabernacolo dicono tutta la sua passione per Cristo:

“Adorazione… quello sguardo silenzioso più eloquente di mille parole… Quello sguardo silenzioso che racchiude la più appassionata dichiarazione d’amore…”. (EE, p.59)

“Tu sei, mio Signore Gesù, nella santa eucaristia: sei lì, a un metro da me, in questo ostensorio! Il tuo corpo, la tua anima, la tua umanità, la tua divinità… Come sei vicino a me, mio Dio! Mio Salvatore, mio buon Gesù, mio fratello…”. (EE, p.69)

“Dio mio, degnati di darmi una percezione continua della tua presenza, e allo stesso tempo quell’amore timoroso che si prova in presenza di ciò che si ama appassionatamente e che fa sì che uno stia davanti alla persona amata senza poterle staccare gli occhi di dosso”. (EE, p.51)

Cappella del Santissimo nel Monte delle Beatitudini

Questa passione per la presenza di Cristo nell’Eucaristia si lega misteriosamente in Fratel Carlo alla presenza, all’annuncio di Cristo sul Monte delle Beatitudini. Scrive: “…Io credo mio dovere sforzarmi di acquistare il luogo probabile del Monte delle Beatitudini, di assicurarne il possesso alla Chiesa cedendolo poi ai Francescani, e di sforzarmi di costruire un altare dove, in perpetuo, sia celebrata la messa ogni giorno, e resti presente Nostro Signore nel Tabernacolo…”. [7] Su questo il santo ha tanto riflettuto e pregato che ne fissa anche la data: 26 aprile 1900, festa di Nostra Signora del Buon Consiglio. Ed è profondamente convinto che la sua vocazione di “imitare il più perfettamente possibile nostro Signore Gesù, nella sua vita nascosta” riceverà qui, sul Monte delle Beatitudini, una consacrazione più radicale e definitiva. “Lì potrò infinitamente di più per il prossimo, per la mia sola offerta del santo sacrificio…, sistemando un tabernacolo che con la sola presenza del Santissimo Sacramento, santificherà invisibilmente tutti i dintorni, allo stesso modo in cui nostro Signore nel ventre della madre santificò la casa di Giovanni… come pure con i pellegrini… con l’ospitalità, l’elemosina, la carità che cercherò di praticare verso tutti”. [8]

Il sogno di Charles de Foucauld è divenuto realtà durante l’ottava di Pasqua del 2008, quando nel Centro Internazionale Domus Galilaeae, situato nella parte superiore del Monte delle Beatitudini (Korazim – Galilea), durante una convivenza con cardinali e vescovi provenienti dall’Europa – alla presenza dei rettori dei seminari Redemptoris Mater e delle equipe itineranti del Cammino Neocatecumenale, di religiosi e responsabili dei movimenti, e delle autorità civili –, il Patriarca Latino di Gerusalemme, Mons. Michel Sabbah, accompagnato dagli altri vescovi dei vari riti, e dal Custode della Terra Santa, ha benedetto ed inaugurato la cappella al centro del Seminario Missionario Redemptoris Mater di Terra Santa, aperto ai vari riti orientali. Sul tetto è stato collocato un complesso scultoreo, realizzato da Kiko Argüello, che rappresenta Gesù e i dodici apostoli durante la proclamazione del Sermone della Montagna. Il sogno del Beato Charles de Foucauld si sigilla con la missione evangelizzatrice della Chiesa.

E da quella Pasqua del 2008, ogni giorno ed ogni notte, il Santissimo viene costantemente adorato in questo luogo che si specchia sul Lago di Galilea, reso prezioso dalla predicazione del Sermone della Montagna del Signore, dal sogno di Fratel Carlo di Gesù e da un’architettura originale, opera di Kiko Argüello.

E da qui sale al Padre un cantico di gratitudine e di benedizione per l’opera di salvezza compiuta in Cristo, con il dono dello Spirito Santo, “che santifica invisibilmente tutti i dintorni”, e si eleva una preghiera incessante per la missione evangelizzatrice della Chiesa nel mondo intero.

In occasione della canonizzazione di questo santo, che tanto ha ispirato Kiko all’inizio del Cammino, possiamo davvero chiedere che egli continui ora dal cielo a benedire il Cammino Neocatecumenale.

Ezechiele Pasotti
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Cammino Neocatecumenale, neocatecumenale

Kiko Arguello, il Re Davide e la musica liturgica.

Durante questi anni, Kiko Argüello ha sviluppato per il Cammino Neocatecumenale diverse creazioni in campo musicale. Da quando è andato a vivere nella baracca di Palomeras Altas con una Bibbia e una chitarra, ha musicato più di 300 canti di cui molti sono salmi . Tutto questo lavoro creativo musicale e poetico ha composto il cosiddetto libro musicale chiamato “RISUSCITÒ, canti per le comunità neocatecumenali”.

Davide espresse il suo talento sia in musica che in poesia. Più della metà dei salmi sono attribuiti a lui. Nel suo animo sensibile e profondo erano rimaste impresse le scene di vita pastorale che lo avevano accompagnato da ragazzo, quando pascolava le pecore a Betleem. Davide sapeva gioire delle piccole cose, come il mormorio dei torrenti e il belato degli agnellini che riconoscevano la sua voce. Affascinato dalla bellezza della “musica” che lo circondava, accompagnandosi con l’arpa intonava canti di lode a Dio. Ascoltare la musica da lui composta per il salmo 23 dev’essere stato emozionante!

Il giovane Davide suonava l’arpa così divinamente che fu segnalato al re Saul, il quale lo prese subito al suo servizio. Quando Saul era angosciato e in preda all’ansia, Davide andava da lui e suonava con l’arpa brani melodiosi e rasserenanti per calmarlo. I pensieri inquietanti che assillavano Saul svanivano e l’agitazione scompariva.

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Cammino Neocatecumenale

DISCESA AGLI INFERI, presentato il nuovo Cero Pasquale 2022.

Gesù il Cristo risorgendo, distrugge la paura più grande dell’uomo; la morte. Per mezzo della Resurrezione, l’uomo torna in qualche modo alle sue origini, all’Eden dove la morte era solo un passaggio e non l’orrore e il distacco di oggi; l’uomo torna alle sue origini come Dio lo ha creato.Per cercare di capire come Dio riesce a fare tutto questo e ad aprirci le porte del Paradiso contempliamo l’icona della Resurrezione.Il Cero Pasquale si presenta con Cristo risorto al centro. Capiamo che è risorto dai segni della passione sui piedi e sulle mani, ma soprattutto dalle sue vesti dorate e splendide, che emanano luce. Cristo si trova dentro un ovale azzurro, che ricorda una mandorla simbolo della fertilità e della nascita; Cristo esce da questa mandorla ed afferra due persone, cioè Adamo ed Eva. Essi sono prelevati dalle loro bare (ai loro piedi) e sono letteralmente strappati dalla morte. Cristo sceso agli inferi (sabato Santo), risorge portando con sé tutte le persone in attesa della venuta di Dio per liberarli dalla morte.Interessante è che ai piedi di Gesù troviamo due porte divelte dai loro cardini e vari strumenti, (chiavi, molle, ecc.) simboleggiano le porte degli inferi che grazie alla sua Resurrezione non possono più essere richiuse. Cristo ha sconfitto la morte, ha distrutto tutto quello che ci incatenava agli inferi.

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Cammino Neocatecumenale

Quando un carisma o una realtà ecclesiale è in stato fondazionale “il fondatore non va cambiato, continua, avanti… per questo si parla di fondatore a vita nel Decreto”.

È quanto il Santo Padre ha dichiarato nell’incontro con tutte le associazioni di fedeli, dei movimenti ecclesiali e delle nuove comunità, organizzato dal Dicastero per Laici, Famiglia e Vita il 16-09-2021.

Con queste parole il Santo Padre ha confermato quanto aveva dichiarato all’Equipe Internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e Ascensión Romero, nell’Udienza a loro concessa il 3 settembre scorso.

Anche nell’incontro con il Dicastero il Papa, ieri, ha sottolineato: “Noi dobbiamo capire che l’evangelizzazione è un mandato che viene dal Battesimo …chi ha il Battesimo ha il compito di evangelizzare”.

In tale occasione il Papa aveva riconosciuto che la natura del Cammino Neocatecumenale non è di essere una Associazione o un Movimento, ma una Iniziazione Cristiana, che porta alla riscoperta del Battesimo e della vita divina in noi.

Nell’Udienza del 3 settembre il Santo Padre ha rinnovato la sua fiducia a Kiko e alla sua équipe incoraggiandoli a proseguire la missione che il Signore gli ha affidato e si è pure rallegrato per gli inizi del processo di canonizzazione di Carmen Hernández nella Arcidiocesi di Madrid.