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KIKO ARGUELLO E LA MUSICA SACRA CONTEMPORANEA

Durante questi anni, Kiko Argüello ha sviluppato per il Cammino Neocatecumenale diverse creazioni in campo musicale. Da quando è andato a vivere nella baracca di Palomeras Altas con una Bibbia e una chitarra, ha composto più di 300 canti che compongono il cosiddetto “RISUCITÒ, canti per le comunità neocatecumenali”. Alcuni si cantano attualmente in numerose parrocchie di tutto il mondo e sono stati cantati in molte occasioni in presenza dei diversi Papi. Per loro, Kiko ha ideato accompagnamenti musicali utilizzando un grande numero di strumenti.

Nel 2010, Argüello forma l’Orchestra Sinfonica del Cammino Neocatecumenale e compone l’opera “La Sofferenza degli innocenti”, che descrive attraverso la musica il dolore della Vergine ai piedi della croce. Dopo essere interpretata in Israele dinnanzi a diverse autorità e 200 vescovi, gli ebrei profondamente impressionati, hanno riconosciuto di sentirsi compresi e amati dalla Chiesa di fronte al dolore della Shoah (l’Olocausto). A partire da allora, questa sinfonia è stata un ponte di dialogo tra il popolo ebreo e la Chiesa cattolica. Dopo la sua composizione, è stata interpretata in diversi luoghi, come il Vaticano – in una occasione alla presenza di Benedetto XVI – Gerusalemme, Betlemme, Madrid, Parigi, Tokio, New York, Chicago, Boston, Düsseldorf o Auschwitz tra gli altri.

Kiko Argüello è anche autore di due libri: nel 2012 ha pubblicato “IL Kerigma, nelle baracche tra i poveri” e nel 2016 “Annotazioni. 1988-2014”.

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Kiko Argüello, neocatecumenale

KIKO ARGUELLO E LA PITTURA CRISTIANA MODERNA

La pittura di Kiko Argüello, iniziatore insieme a Carmen Hernandez del Cammino Neocatecumenale, si inserisce nella tradizione dell’iconografia orientale. Si tratta di una tradizione che l’Occidente ha perduto, e che è importante recuperare in questo momento di profonda crisi estetica nell’arte sacra occidentale.

In Oriente l’iconografia non è un elemento accessorio, un ornamento fine a sé stesso, ma è parte integrante e essenziale della liturgia: è un annuncio, l’annuncio di Gesù Cristo. Tutte le grandi chiese orientali sono ricche di icone, e all’inizio di ogni “divina liturgia”, cioè dell’eucarestia, c’è l’incensazione delle icone, le quali sono l’annuncio della realtà del cielo. L’oro che abbonda nelle icone, nello sfondo, nelle decorazioni, nelle immagini, significa l’annuncio di una realtà celeste.

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Papa Leone XIV accoglie con affetto i sacerdoti del Cammino Neocatecumenale, alla fine dell’Udienza a piazza San Pietro, nella festa di San Giovanni Battista

Cammino Neocatecumenale Presbiteri d'America all'udienza generale con Papa Leone XIV in Piazza San Pietro il 24 giugno 2026.

Gli 800 sacerdoti dei Seminari Redemptoris Mater d’America (Nord, Centro e Sud), insieme ai loro formatori e catechisti itineranti provenienti dalle rispettive nazioni, hanno partecipato questa mattina all’Aula Generale con Papa Leone, al loro ritorno da una missione nelle Parrocchie di Italia, proclamando il Vangelo senza borsa, senza denaro e senza cellulare.

La catechesi del Papa ha commentato la Costituzione Apostolica Sacrosanctum Concilium sulla Liturgia del Concilio Vaticano II, e ha invitato i cristiani a vivere l’eucaristia in pienezza, con un’adeguata preparazione e vivendo tutta la ricchezza della Parola di Dio, grazie ai lezionari che sono stati preparati dopo il Concilio. Al termine dell’udienza il Papa si è rivolto con queste parole ai presbiteri:

«Accolgo con affetto i sacerdoti del Cammino Neocatecumenale, provenienti da diversi Paesi: spero che l’offerta quotidiana del sacrificio eucaristico sia per voi di sostegno nel ministero a favore del Popolo di Dio».

Papa Leone XIV

Prima di partire per la missione, i sacerdoti hanno incontrato Kiko Argüello alla “Tenda della Assemblea” a Porto San Giorgio, che li incoraggiò a andare di città in città proclamando Cristo:

“Quando proclamate il kerigma, annunciate che la natura divina mostrata in Cristo, è che Dio ama l’uomo – anche se è malvagio – lo ama, e vuole farne parte. Se questa persona ci crede per un miracolo divino, Dio può dimorare in lui! Dio desidera essere dentro di lui, ma non può farlo, senza la libertà di quella persona e l’unico modo è chiederglielo. Ecco perché ha voluto salvare il mondo, attraverso la stoltezza della Predicazione, del kerigma. Non c’è nulla di più grande che proclamare il Vangelo, ed è per questo che diciamo con San Paolo: “Guai a me se non predico il Vangelo!”

Commentando le parole di Gesù Cristo quando inviò gli apostoli due a due per annunciare il Regno di Dio: “Chiunque vi accoglie, accoglie me”, Kiko ricordò ai sacerdoti gli inizi del Cammino: “È Dio che fa le cose, è Dio che ha voluto che qualcuno ci accogliesse, che portò l’Arcivescovo di Madrid, Monsignor Casimiro Morcillo, alle Baracche e poi ci ha portati nelle parrocchie. È Dio che ha guidato Padre Dino Torregiani – fondatore dei Servi della Chiesa – ad ascoltare la catechesi ad Avila, per invitarci a venire a predicare a Roma.”

Di fronte allo scoraggiamento di tanti sacerdoti, a causa della crisi di fede, delle Parrocchie quasi vuote e della mancanza di vocazioni, Kiko disse loro: “Vorremmo portare questo vento nuovo, questo carisma per l’Iniziazione Cristiana, a tutta la Chiesa d’Italia. Un dono dello Spirito Santo alla Chiesa per aiutarla. Molti sacerdoti santi oggi, soffrono della decristianizzazione che attualmente si sta vivendo.”

Niente borsa, niente soldi… E senza cellulare. Come se San Francesco d’Assisi, San Domenico di Guzman, Sant’Ignazio di Loyola e tanti santi si fossero alzati e camminarono di nuovo proclamando il Vangelo. I vescovi e i parroci sono venuti in visita come segno di benevolenza e amore per la Chiesa.

Invitandoli a camminare con la Bibbia e il rosario, Kiko ricordò loro che “San Luigi Grignon de Monfort profetizzò che in tempi recenti una legione di evangelizzatori avrebbe camminato con la spada a doppio taglio in mano: a sinistra la Bibbia e a destra il Rosario, e avrebbero percorso le strade d’Europa. San Luigi Grignon de Montfort fu un itinerante che predicò il Vangelo in tutto il sud della Francia, innamorato della Vergine Maria. Anche voi partirete, camminando con la Bibbia e il Rosario, evangelizzando in Italia.

EUCARESTIA DI RINGRAZIAMENTO CELEBRATA NELLA BASILICA DI SAN PIETRO DAGLI 800 SACERDOTI

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LA FESTA DELL’IMMACOLATA E IL CAMMINO NEOCATECUMENALE

L’apparizione della Madonna a Kiko Argüello è un evento importante nella storia del Cammino Neocatecumenale. Secondo quanto raccontato da Kiko stesso, l’8 dicembre 1959, festa dell’Immacolata Concezione, mentre era in preghiera nella sua stanza a Madrid, la Vergine Maria gli apparve e gli disse: “Bisogna fare comunità cristiane come la Sacra Famiglia di Nazareth, che vivano in umiltà, semplicità e lode; l’altro è Cristo” ¹ ².

Kiko descrive l’apparizione come una “visione intellettuale”, in cui sentì la presenza della Madonna dietro di lui e udì la sua voce interiore. Non vide la Madonna con gli occhi, ma percepì la sua presenza e il suo messaggio ³.

Questa esperienza mistica segnò l’inizio del Cammino Neocatecumenale, un movimento di rinnovamento spirituale che si propone di aiutare i cristiani a riscoprire la loro fede e a vivere una vita più autentica e comunitaria. L’icona della Madonna del Cammino, dipinta da Kiko nel 1973 a Parigi , su tavola di legno , misura cm. 20 x 25 e si trova attualmente in una delle cappelle della cattedrale di Madrid chiamata Almudena.

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Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello

Papa Leone XIV riceve Kiko Arguello, iniziatore del Cammino Neocatecumenale

Il 5 giugno 2025, alle ore 11,00 nella Biblioteca del Palazzo Apostolico, il Santo Padre Leone XIV ha ricevuto per la prima volta in udienza privata l’Equipe Internazionale del Cammino Neocatecumenale, Kiko Argüello, Padre Mario Pezzi e Maria Ascensión Romero. Nell’incontro, molto cordiale, l’Equipe ha potuto aggiornare il Papa sulle molte attività che il Cammino sta portando avanti nella Chiesa, mediante un itinerario di iniziazione cristiana offerto alle parrocchie e alle Diocesi, sostenendo le famiglie davanti alla sfida del mondo moderno, vivendo la loro vocazione, aperte alla vita in pienezza, dando la possibilità a tanti giovani di incontrarsi con Gesù Cristo, l’Unico che risponde davvero alle loro inquietudini. Papa Leone XIV si è anche meravigliato del grande numero di famiglie che, grate al Signore per la nuova vita offerta loro, si sono rese disponibili ad aiutare la missione della Chiesa nelle zone più povere e difficili del mondo. È rimasto anche sorpreso della presenza del Cammino in 138 Nazioni e del numero dei seminari Redemptoris Mater attualmente aperti in oltre cento diocesi dei 5 Continenti e dei molti seminaristi che in essi si stanno preparando a diventare presbiteri diocesani missionari.

L’Equipe internazionale del Cammino ha avuto modo anche di informare il Papa sull’opera di evangelizzazione che tanti itineranti svolgono in molte diocesi, in molti paesi dove ci sono anche le difficoltà che l’opera missionaria sempre porta con sé.

Il Santo Padre li ha incoraggiati a proseguire questo ministero, così prezioso per la vita della Chiesa, e con la sua benedizione ha confermato il Vangelo di Giovanni di oggi (Gv 17,20-26) che parlava dell’amore e dell’unità, la via che porta l’uomo di oggi a incontrarsi con la fede, parola tanto cara al Santo Padre, che l’ha posta come motto nel suo stemma: “In illo Uno, Unum”, ma così presente nell’esperienza di Kiko e costitutiva dell’itinerario del Cammino.

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Cuore Indiviso: Missione e verginità in Carmen Hernández

Il libro si rivolge non solo alle persone consacrate, e nemmeno solo alle donne, perché in una società in crisi, dove la femminilità ha perso il senso del suo valore e della sua dignità, le parole di Carmen, raccolte in questo libro, Corazón Indiviso, sono un aiuto essenziale per tutti, poiché la missione della donna incide sul futuro della storia. Ecco perché è molto importante che la donna, nei diversi stati di vita, ritrovi se stessa. Infatti,, come dice Carmen “la donna ha in mano la chiave della vita, e quindi è molto importante nell’opera di Dio… ed è importantissima in tutte le società…”. La storia della salvezza è la storia della gloria di Dio e della sua lotta contro l’azione del demonio contro la donna, che si presenta, generazione dopo generazione, come sottolinea Carmen: “Oggi stesso, tutto l’attacco che c’è è contro la donna”, ma non nell’ottica di un femminismo semplicistico che mette la donna in conflitto con l’uomo, ma per l’attacco spietato alla vita, la cui immagine è la donna che porta la vita nel suo grembo. Una maternità che diventa ancora più feconda e piena nella verginità, perché, come dice Carmen, “la verginità rappresenta la creatività di Dio”. Grande mistero di potere e di grazia racchiuso nel corpo di una donna. È allora comprensibile che, di fronte a tanta grandezza, subisca persecuzioni perché “la donna vergine rappresenta in sé, fisicamente, nel suo grembo, che è l’enorme grandezza che la donna ha di avere la fabbrica della vita e della storia, tutta la potenzialità umana, maschile e femminile. In ciò è come se la matrice della donna fosse un sacramento, un simbolo nella sua verginità della potenza creatrice di Dio”. Questo, che Carmen diceva nel 1985, continua ad essere ogni giorno più attuale: sono parole profetiche di speranza per questa generazione, che attende nella vittoria della donna vergine di scoprire la presenza di Dio Padre che attua nella storia.

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LA NECESSITA’ DELLA PREGHIERA CARMEN HERNANDEZ

In questo libro, si presenta questo studio di Carmen sulla “necessità di pregare” incessantemente che ha ogni cristiano per vivere unito al Signore in ogni momento della sua vita.
Argomento particolarmente attuale nei nostri giorni in questa situazione di instabilità sociale, a causa della pandemia del Covid e delle conseguenze della guerra tra Russia e Ucraina e soprattutto in Medio Oriente. 
Ricordando le parole del Papa Pio XII, Carmen sottolinea: “Fate in modo che la vostra preghiera non sia solamente qualche momento del giorno o alcuni minuti alla settimana. Sapete per esperienza che nessuna occupazione, nessun lavoro o fatica interrompe il ritmo della vostra respirazione; anche dormendo si continua a respirare, e guai se non fosse così! E perché non deve succedere la stessa cosa con la respirazione dell’anima che è la preghiera?”.

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INCONTRO DEL CARDINALE COBO CON IL CAMMINO NEOCATECUMENALE

La sera dello scorso 26 maggio, domenica della Santissima Trinità ha avuto luogo nel Centro Neocatecumenale della Urbanizzazione della “Pizarra” (El Escorial) un incontro del Cardinal Josè Cobo, Arcivescovo di Madrid con l’equipe internazionale del Cammino Neocatecumenale attualmente formato da Kiko Argüello – co-iniziatore di questa realtà ecclesiale insieme alla Serva di Dio, Carmen Hernández – il Padre Mario Pezzi y Ascensión Romero. Hanno partecipato all’incontro circa 700 fratelli delle comunità della Diocesi di Madrid- in rappresentazione delle 222 comunità esistenti in 44 parrocchie – con circa 100 bambini loro figli e 70 presbiteri, tra i quali si trovavano Mons José Luis del Palacio, Vescovo Emerito della Diocesi del Callao, don Gabriel Benedicto , Vicario Episcopale della Vicaria VI e don Eduardo Zapata rettore del Seminario Diocesano Redemptoris Mater Ntra. Sra. De la Almudena.

KIKO HA DETTO IN CHE CONSISTE IL “CAMMINO NEOCATECUMENALE” Di fronte alla solitudine dell’uomo contemporaneo, il Cammino Neocatecumenale ha risposto a questo fenomeno sociologico con un altro di maggiore entità: l’apparizione della comunità cristiana come la Santa Famiglia di Nazaret; piccole comunità cristiane che vivano in umiltà, semplicità, e lode, che siano il corpo visibile di Cristo Risorto dove diventano reali  le parole del Signore: “Amatevi come io vi ho amato. In questo amore sapranno che siete miei discepoli”. Tutto il neocatecumenato è un una riscoperta del Battesimo, scendere i gradini della piscina battesimale fino ad arrivare gradualmente alle acque del battesimo… Annunciamo Gesù come colui che è venuto a rompere il cerchio della morte, che imprigiona realmente tutti gli uomini. L’uomo non può amare. Perché? Perché non ha vinto la morte. Dio ha inviato Gesù Cristo per distruggere la morte con la sua resurrezione”   

Il CARDINALE COMBO HA VOLUTO SOTTOLINEARE : “C’è qualcosa che la Chiesa afferma fin dal principio. La Chiesa ha detto che per sapere dove sta Gesù e per poterlo raccontare agli altri, è necessario fare un processo. Fare un itinerario e fare un cammino, perché, con le testimonianze degli uni e degli altri, e con la sapienza della Chiesa, possiamo conoscere dove sta Gesù… Questo è quello di cui ha bisogno la nostra diocesi di Madrid”.

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CARMEN HERNANDEZ diari 1979 – 1981

Maria del Carmen Hernàndez Barrerà nasce a Olvega, Navarra (Spagna), il 24 novembre 1930. Figlia di Antonio Hernàndez Villar e di dementa Barrerà Isla, quinta di 9 figli. Per desiderio del padre, inizia gli studi in chimica all’Università di Madrid e, dopo la laurea, lavora per un breve periodo nell’industria di famiglia. Nel 1951 entra nell’Istituto Misioneras de Cristo Jesus per rispondere alla sua vocazione missionaria. Negli anni 1957-59 studia teologia a Valencia. Più tardi entrerà in contatto col rinnovamento del Concilio Vaticano II attraverso il liturgista padre Pedro Farnés. Dopo quasi due anni vissuti in Israele, conoscendo dal vivo la tradizione del popolo di Dio e dei luoghi santi, nel 1964 si reca tra i baraccati di Palomeras Altas (Madrid) in attesa di costituire un gruppo missionario. Qui conosce Kiko e comincia a lavorare con lui. Insieme daranno vita a una nuova forma di predicazione che porterà alla nascita di una piccola comunità cristiana: la prima Comunità Neocatecumenale. Il temperamento artistico di Kiko, la sua esperienza esistenziale; lo slancio di evangelizzazione di Carmen, la sua attenzione al rinnovamento liturgico del Concilio, centrato sul Mistero pasquale; l’ambiente dei poveri costituiscono quel “laboratorio”, che dà luogo a una sintesi kerigmatico-teologico-catechetica, colonna vertebrale di tutto il processo di iniziazione cristiana, che è il Cammino Neocatecumenale. Il 16 maggio 2015 riceve, insieme a Kiko Arguello, il dottorato in teologia honoris causa dalla Catholic University of America di Washington (USA). Muore a Madrid, il 19 luglio 2016.

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COMUNIONE SOTTO LE DUE SPECIE, L’EUCARESTIA NELLA STORIA DELLA CHIESA

È importante che la comunione nella mano manifesti l’amore per la presenza reale di Cristo nell’Eucaristia. Per questo è necessario sottolineare la nobiltà dei gesti dei fedeli, proprio come dicevano i Padri della Chiesa ai neobattezzati alla fine del IV sec. I fedeli avevano la regola di tendere entrambe le mani: “fai con la mano sinistra un trono per la destra, perché questa deve ricevere il Re”. (VªCatechesi Mistagogica n.21, PG 33, 1125; San Giovanni Crisostomo, Hom 47, PG 63, 898, ecc.). Nei primi secoli della Chiesa, di norma, il Corpo di Cristo veniva sempre ricevuto nelle mani e solo nel IX sec. il Rito iniziò a cambiare e a ricevere la comunione in bocca [e questo esclusivamente nella Chiesa di Occidente] ma solo in alcuni luoghi e non ovunque, nemmeno a Roma, che sarà l’ultima Chiesa ad accettare la comunione in bocca.
Poi, nel IX sec. alcuni Concili regionali stabilirono che i fedeli non potessero ricevere la comunione con le mani: come quello di Parigi (829), Córdoba (839), Rouen (878).
A Roma la nuova modalità della comunione in bocca fu introdotta successivamente nelle altre Diocesi solo intorno al X sec. (Ordo Romanus X, dall’anno 915).
In conclusione, ricevere con le mani il Corpo del Signore è una modalità totalmente degna e legittima, perché nove secoli di storia della Chiesa, con questa prassi liturgica, ne manifestano la validità. In effetti, la bocca non è più santa della mano, perché tutto il corpo è ugualmente responsabile delle sue azioni. Oggi la Chiesa, praticamente quasi ovunque nel mondo, permette di ricevere la comunione nelle mani.

L’Eucaristia ricevuta sotto entrambe le specie [del corpo e sangue di Cristo] da tutta l’Assemblea e non solo dal Presbitero celebrante, fu una prassi liturgica che si mantenne in tutte le Chiese, occidentali e orientali, fino all’anno 1250, per dodici secoli ininterrotti.
Che il Presidente e tutta l’Assemblea comunicassero il Corpo e il Sangue di Cristo [dal calice], era prassi continua in tutte le Chiese, fin dalla prima Eucaristia del mondo celebrata nel Cenacolo dove Cristo dice: “Bevete tutti, questo è il mio sangue..” e ininterrottamente, per più di XII sec. fino al 1250.
Questa disposizione di comunione sotto le due specie, si può osservare nel Messale Romano di varie nazioni dell’epoca: come Italia, Spagna, Francia, Germania, ecc.
Solo a partire dal 1300 si comincia a fare la comunione solo al pane.
È importante notare che guardando alla storia della Liturgia della Chiesa, sono più i secoli in cui l’intera Assemblea comunica il Corpo e il Sangue di Cristo di quelli in cui si fa la comunione con la sola specie del pane eucaristico.
Il Concilio Vaticano II° ha riaperto la possibilità della comunione con entrambe le specie guardando alla volontà di Cristo [e in obbedienza a Lui], il quale, istituendo l’Eucaristia, porse il calice ai suoi discepoli dicendo che “tutti” dovevano riceverlo, perché la Nuova Alleanza è destinata a tutti: “Bevetene tutti, perché questo è il mio sangue dell’Alleanza.”

P.Maurizio Martini.

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Cammino Neocatecumenale

Sono in te tutte le mie fonti, a cura di Francesco Giosuè Voltaggio.

La serva di Dio Carmen Hernández
in Terra Santa 1963-64

Il pellegrinaggio in Terra Santa è per chiunque il viaggio di una vita. In questo libro si ricostruisce lo storico e poetico pellegrinaggio del ‘63-‘64 inTerra Santa della serva di Dio Carmen Hernández Barrera, co-iniziatrice con Kiko Argüello del Cammino Neocatecumenale, nelle stesse sue parole, note, racconti, aneddoti e foto. La Chiesa è nata a Gerusalemme: “Sarete miei testimoni, cominciando da Gerusalemme, e fino agli estremi confini della terra” (At 1,8) e ogni rinnovamento non può che venire per essa da un ritorno alle fonti, comprese quelle di Gerusalemme e dellaTerra Santa, perché “sono in essa tutte le nostre fonti” (Sal 87,7). Una poesia di Tagore cara a Carmen recita: “Sono rotti i miei legami, pagati i miei debiti, le mie porte spalancate: me ne vado da ogni parte”. Così, cominciando da Gerusalemme e dallaTerra Santa, Carmen divenne una testimone della fede “fino ai confini della terra”. Il lettore troverà qui la sua avvincente esperienza di pellegrinaggio dal Libano alla Siria, attraversando deserti esteriori e interiori, fino alla Terra Santa, al lago di Galilea, alla consolazione di Gerusalemme: “In Gerusalemme sarete consolati” (Is 66,13). Così, il pellegrinaggio di Carmen diviene un aiuto per ogni pellegrino nel suo cammino di fede verso la Gerusalemme Celeste.

Francesco Giosuè Voltaggio, presbitero della Diocesi di Roma e ora fidei donum al Patriarcato di Gerusalemme dei Latini, vive da vent’anni in Terra Santa, dove è rettore del Seminario Redemptoris Mater di Galilea, sul monte delle Beatitudini. È professore di Sacra Scrittura presso lo Studium Theologicum Galilaeae e autore di numerose pubblicazioni. Ha avuto la grazia di avere Carmen come madrina di Battesimo e di conoscerla fin dall’infanzia.

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Cammino Neocatecumenale

Istituzione e Carisma insieme per il futuro della Chiesa.

Ciò che Ratzinger aveva intravisto con estrema lucidità, si è puntualmente verificato. E sarebbe oltremodo miope, di fronte ad una crisi di fede che ha raggiunto ormai proporzioni drammatiche in Europa e non solo, non rendersi conto di come oggi più che mai i carismi ecclesiali rivestono un ruolo decisivo per la sopravvivenza stessa della chiesa. Che sarà sempre più una chiesa messa ai margini ma proprio per questo destinata a ripartire, come diceva Ratzinger, “da piccoli gruppi, da movimenti e da una minoranza”, ovvero da un “resto” che avrà la missione di essere di nuovo “lumen gentium” in un mondo che vive etsi Deus non daretur. Come ha intuito Rod Dreher rilanciando la cosiddetta “Opzione Benedetto” – non a caso negli Usa al centro del dibattito – in un mondo che si è allontanato da Dio e dove anzi sta avanzando un’antropologia radicalmente anti-cristiana, non vi è altra strada che tornare all’essenziale, cioè riscoprire e vivere in pienezza una la fede autentica, da attuarsi secondo forme di vita comunitaria. D’altra parte, che la riscoperta della fede sia (o dovrebbe essere) “la” questione per eccellenza, è oltremodo comprovato dalla troppo spesso dimenticata domanda di Gesù: “Quando il Figlio dell’Uomo tornerà, troverà ancora la fede sulla terra?” Non una società più giusta, un mondo pacificato e solidale, l’umanità finalmente emancipata dalla sofferenza e dal dolore, un eco-sistema più salubre, ecc. Ma, appunto, la fede. E da qui che bisogna ripartire.

“Tornerà il resto, il resto di Giacobbe,

al Dio forte. Poichè anche se il tuo popolo,

o Israele, fosse come la sabbia

del mare, solo un resto ritornerà”

(Isaia 10, 21-22a)